Giusto per iniziare

Giusto per iniziare, la mia idea è di  fissare in questo blog, tutte le cose che leggo, che penso, che scopro facendo la mia tesi di laurea.

Argomento?

L’architettura e i fumetti. Questo in senso generale.

Ho iniziato a pensarci qualche mese fa e la mia idea era completamente diversa. Speravo di poter trovare dei rapporti tra le forme architettoniche rappresentate nei fumetti che non riportano fedelmente la realtà e il mondo raccontato in quei fumetti. Ma non soffermiamoci su questo: l’idea è già cambiata!

Mi sono messa a leggere dei libri, guardare siti, e poi ancora a leggere libri, e mi sono fatta l’idea che ci dev’essere di più, qualcosa di più interessante. Questo connubio fumetto/architettura, benchè non ne avessi mai sentito parlare più di tanto, è esaminato sempre più negli ultimi anni (vedi lo scorso comicon a Napoli), ma c’è un però.

In realtà ho tantissimi però in testa e chissà se riuscirò a risolverli, se vale la pena risolverli e se magari non sono già risolti e io non lo so. Comunque, da pivella di questo argomento una cosa più delle altre mi ha perplesso (e poi un’altra mi ha affascinato, una mi ha incuriosita, con un’altra non sono d’accordo…): l’architettura spesso è parte fondante del fumetto, comunica, viene pensata, viene progettata, cresce col fumetto. L’architettura invece utilizza il fumetto per raccontarsi, magari per raccontare com’è nata, com’è cresciuta, perchè il fumetto ha il “fattore tempo” dalla sua, che i disegni di architettura non hanno, ma viene applicato dopo. L’architettura nasce e si forma per conto suo, e il fumetto poi la racconta. E questo a me non sembra corretto.

Perchè ottengono risultati migliori fumettisti che nascono come architetti rispetto agli architetti che utilizzano il fumetto?

Io (per ora) credo che l’architettura non abbia fatto proprio il fumetto ma che ne faccia un uso superficiale, al contrario dell’architettura all’interno dei fumetti. Ma date le forti analogie tra i due media, fra le due arti, fra le due realtà, credo fortemente che ci possa essere un modo di progettare, di pensare l’architettura che contempli l’arte sequenziale.

Ma poi…quante altre mille domande ci sono?!

Se nel fumetto parla non solo ciò che è disegnato nella vignetta, ciò che non c’è ha un suo significato, quanto valore ha, nel’architettura, ciò che non viene rappresentato?

Altre mille domande mi si affollano nella mente ma si sono sfumate in mezzo a queste prime mille parole. Le scriverò quando torneranno!

Un’ultima cosa, devo questo blog alle mie ricerche frenetiche su internet, dove ho scopreto un ragazzo inglese che nel 2007 trovandosi a dover scrivere la propria tesi in Francia (in Erasmus) ha scelto la forma del blog per comunicare col suo professore in Inghilterra. Tratta anche lui di architettura e fumetti. Devo ancora dedicarmici, e devo ancora mettermi a leggere la sua tesi, il fatto di essere in inglese la fa scivolare al secondo posto nella classifica dei to read, intanto qui c’è il suo blog http://nowordsnoaction.wordpress.com/

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