ancora TONEELSCHUUR THEATER

Allora, sono pronta a dire di più sul Toneelschuur! Ho letto l’intera intervista che ha fatto James B. Brown a Swarte, non paga sono andata a leggere quella fatta a Doll, sperando che spiegasse di più le differenze “metodologiche” tra il lavorare tra architetti e con un illustratore. Poi frugando nel web ho scovato un’intervista a Swarte pubblicata sul The Comic Journal che mi ha aiutato ulteriormente a capire la vicenda (e soprattutto a capire che non avrei trovato nulla su quello che mi interessava).

Ciò che mi interessava capire di più era il processo progettuale utilizzato da Swarte. Capire se e come il suo essere un fumettista avesse influenzato il suo modo di progettare. L’inizio della vicenda l’ho già raccontato, si è preso una settimana prima di accettare per vedere se sarebbe stato in grado di risolvere alcune grandi problematiche del progetto.Ci è riuscito, l’ha progettato. Il problema che ha cercato di risolvere per primo è stato come far arrivare nel centro storico mega camion per le scenografie, così ha pensato subito a quello. Poi aveva l’idea del collage percui (se ho capito bene) ha progettato le singole funzioni, i singoli luoghi del teatro separatamente per poi assemblarli. E’ andato spesso sul posto per disegnare e sicuramente sono venuti prima i disegni e poi le considerazioni a livello di misure a dimensioni reali.

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Ma fondamentale è fare un passo indietro e sapere che l’idea di una nuova sede per il teatro, si collocava in un momento in cui i politici della città avevano problemi più urgenti e quindi la richiesta di finanziamenti per il Toneelschuur sarebbe stata tralasciata. Così l’idea fu quella di considerare l’edificio già fattibile, già approvato, completo di immagini e disegni da proporre successivamente ai politici. Per questo la scelta ricadde su Swarte, già conosceva il teatro, il suo carattere, era l’uomo perfetto per disegnarne l’immagine. Bene, tutta la fase di progettazione in singola di Swarte durò credo un anno, dopo il quale fu organizzato un evento al quale furono invitati anche politici e possibili finanziatori. Fino a quel momento nessuno sapeva di questo progetto. E per la presentazione Swarte aveva preparato un portfolio di 4 serigrafie atte a spiegare il progetto, e immagini, video e musiche che lo potessero rappresentare. E il progetto era lì, finito, completo, lo si poteva “vedere”, era stato prodotto anche un libro sul progetto, Swarte stava vendendo un prodotto. Più facile vendere un prodotto che un’idea. E così (più o meno) fu approvato.

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Entra ora in gioco lo studio Mecanoo, e in particolare Doll. Perche era il momento di rendere realizzabile il progetto di un fumettista. Si accordarono, tirarono giù un contratto per mettere nero su bianco il fatto che Swarte avrebbe partecipato attivamente al progetto di “adattamento” di quel che aveva disegnato. E così fu.

Nei primi incontri così individuano i punti critici del progetto (Swarte oltre a serigrafie ed illustrazioni, aveva disegnato anche piante e sezioni) e trovato nuove soluzioni con conseguenti modifiche, anche grosse dice Swarte.  E per lui un apporto importante del suo collaborare anche in questa fase, è stato che nei meetings settimanali, mentre si parlava delle modifiche, lui già le disegnava, nel mentre, sapeva subito darne un’impressione (cosa che forse ad oggi otteniamo progettando al pc).

Doll, poi, dice che molto del progetto disegnato da Swarte erano impressioni, suggestioni e nel modificare il progetto bisognava fare attenzione a mantenere le stesse atmosfere, le stesse sensazioni degli ambienti. E sicuramente non essendo del mestiere, Swarte ha pensato ad ogni cosa, ogni singola soluzione era stata ragionata, anche la più insignificante.

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Ecco: queste sono le cosè che ho ritenuto più inerenti all’argomento, nelle interviste complete c’è molto di più, su molte più cose e sono comunque molto interessanti.

Ho anche scoperto che Swarte ha continuato a collaborare con studi e a progettare, dopo il Toneelschuur ha poi realizzato un altro grande progetto, il Museo di Hergè.

Prossimamente mi occuperò di questo edificio.

Alla prossima.

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