parallelismi – comunicazione parte i

Comunicazione: processo che consiste nel trasferimento dei messaggi per mezzo di un canale e un codice.

“La comunicazione umana formale o registrata in modo formale è nata come comunicazione visiva”
Will Eisner, L’ arte del fumetto. Regole, tecniche e segreti dei grandi disegnatori, Bur, 2010

Ma comunicare per immagini implica la loro percezione e la conseguente insicurezza su come verranno percepite, inquanto il ricevente non può comunicare con la fonte. Questa tipologia di comunicazione, unidirezionale, non è del tutto vera se prendiamo in esempio l’arte. dere l’opera, in questo caso, coinvolge la creatività dell’osservatore, in quanto “ogni percezione implica un pensiero, ogni ragionamento è anche intuizione” Rudolph Arnheim, Arte e percezione visiva

Un mezzo di comunicazione è considerabile di massa se il suo fine è conformare l’opinione (ma anche il gusto) di gruppi estesi di persone inconsapevoli (ma anche di trasformarne il pensiero, assecondarne l’orientamento…). Naturalmente il mezzo di comunicazione di massa nasce assieme a quella che viene chiamata cultura di massa che “nasce in quei momenti storici in cui la maggioranza della collettività prende coscienza di se ed entra a far parte delle scelte della cosa pubblica, in maniera più o meno responsabile”

“Il paradosso sta in questa circolarità con cui si inseguono le istanze che provengono dal basso con le soluzioni che si danno dall’alto […] i mezzi di comunicazione abitano questo paradosso” da Goodbye Topolinia
 

Tra i mezzi di comunicazione di massa si annovera il fumetto (che in realtà è considerato popolare e di massa), perchè fruisce di una tipologia di comunicazione ben codificata, fatta di immagini e testi, facilmente approcciabile dalle masse. Lo sono così tanto che negli Stati Uniti i fumetti influenzano presino le abitudini igienico-sanitarie delle persone attraverso la proposta di eroi in cui potersi immedesimare.

Oggi il fumetto non rispecchia più soltanto la società, ma è un mezzo critico di riflessione sulla società stessa.

Ma come è possibile che l’architettura, nata per funzionare, possa comunicare e farsi mass media?

Umberto Eco in La Struttura Assente si pone questa stessa domanda arrivando a sottolineare come innanzi tutto l’architettura comunichi se stessa e la sua funzione (“dal momento in cui vi è società, ogni uso si converte in segno di quell’uso” Barthes, Elementi di Semiologia).

                         “il codice architettonico genera un codice iconico”

vale a dire che l’architettura (l’evento codificato come architettura) comunica visivamente.

Nel segno architettonico c’è la presenza di un significante il cui significato è la funzione che viene resa possibile ma non solo: per un uomo primitivo la grotta significherà in un primo momento riparo, per poi significare anche famiglia, comunità, sicurezza.

Ma se il mass media “si rivolge a gruppi umani per soddisfare alcune loro esigenze e persuaderli a vivere in un determinato modo.” L’architettura ha effettivamente le caratteristiche di un mass medium?

  1. è persuasiva, induce ad un determinato tipo di consenso (abiterò così come mi è proposto)
  2. è psicagogica, sono portato a seguire le istruzioni dell’architetto, che promuove ed induce delle funzioni
  3. è fruita nella disattenzione
  4. può riempirsi di significati aberranti, senza che il destinatario lo avverta (ad esempio usare un edificio di importanza storico-artistica per ripararsi dalla pioggia, se ne fa un uso improprio senza che però si senta di perpetrare un tradimento all’opera)
  5. si muove tra la massima coercizione (bisogna abitare così) e massima irresponsabilità (puoi usare questa forma come vorrai)
  6. è soggetta a rapida obsolescenza e successione di significati
  7. si muove in una società di merci

L’architettura parte dalle premesse della società in cui vive, ma per poi sottoporle a critica. Autosignificandosi informa al tempo stesso le funzioni che promuove e denota, ma anche in che modo ha deciso di promuoverle e denotarle. Così facendo gli stimoli divengono corrispondenti a delle ideologie, può ad esempio essere portatrice di messaggi storici, politici ed ideologici. Esempio più lampante ne è la comunicazione del potere.

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Palazzo dei Soviet, di Boris Iofan “architetto di Stalin”

Progetto per la Grande Berlino, di Albert Speer "l'architetto di Hitler"

Progetto per la Grande Berlino, di Albert Speer “architetto di Hitler”

 

Per De Fusco la cultura di massa può essere un mezzo di verifica della progettazione architettonica nel momento in cui avviene uno scambio tra i linguaggi della società contemporanea per semplificare gli aspetti sociologici, economici e politici di un progetto (seppur prevedendone un possibile fallimento).

Per Robert Venturi l’architettura più comunicativa della contemporaneità è rappresentata da Las Vegas, coi cartelloni pubblicitari, le insegne luminose, considerata come un sistema di comunicazione di massa, è un’architettura di comunicazione anzi che di spazio, è la comunicazione che domina lo spazio. (Imparare da las Vegas. Il simbolismo dimenticato della forma architettonica)

 

nevada-las-vegas

“L’architettura provoca reazioni emotive, tanto a livello personale quanto nella società nel suo insieme: essa riflette le nostre vanità e le nostre aspirazioni, le nostre debolezze e le nostre ambizioni, e anche i nostri complessi”
Deyan Sudjic, Architettura e potere. Come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo, ed Laterza, Roma-Bari, 2012

L’architettura quindi rispecchia la società che la produce.

Siamo arrivati dunque alla conclusione che sia architettura che fumetto riflettono in modo critico sul mondo che li produce.

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