Yellow Kid

Credo di aver già parlato di Yellow Kid, capostipite del fumetto americano, del fumetto come mezzo di comunicazione di massa grazie ai mezzi industriali di stampa. Sicuramente non avevo ancora parlato della sua storia, che ho trovato sul sito di Giuseppe Lo Bocchiaro, dove riporta la sua tesi di dottorato sul fumetto e l’urbanistica. Riporto qui il capitolo perchè trovo questa storia estremamente esplicativa del mezzo “fumetto”, era un medium agli esordi ma già c’era tutto, dalla rappresentazione della realtà, all’identificazione, al convolgimento, alla critica, tutto. Bellissimo.

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capitolo 2.1: Il fumetto come documento della evoluzione della metropoli nel Novecento.

“La prima idea che si vuole esplorare, riguarda il particolare destino del fumetto, legato indissolubilmente fin dalle sue origini alla città, al racconto della sua storia, della sua evoluzione.

[…] Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst sono, in tale contesto, i magnati dell’editoria a cui si deve la pubblicazione sui supplementi domenicali del World e del Journal delle tavole di Yellow Kid disegnate da Richard Felton Outcault, (1863-1928) che raccontano di una New York caotica, sporca, multietnica, quale appunto era quella del tempo.

Il fumetto degli inizi, “muto” come il cinema, perché ancora privo di balloon, si manifesta come “specchio” della città, guida e interprete della forte domanda di comunicazione che la città contemporanea manifestava, diffuso all’inizio attraverso gli inserti di una delle maggiori testate giornalistiche dell’epoca, il World di Joseph Pulitzer, (quotidiano da lui acquistato nel 1883 e vicino al Partito Democratico) che fin dall’inizio impone una visione nuova al fare giornalismo e alla cosiddetta penny press, la cronaca americana intrisa di sensazionalismi e storie umane: «c’è spazio nella crescita di questa grande città per un giornale non soltanto economico ma illuminante, non soltanto illuminante ma di ampie vedute, non soltanto di ampie vedute ma veramente democratico, dedito alla causa del popolo».

Le parole appena richiamate sono proprio di Joseph Pulitzer, scritte per l’editoriale della nuova serie (1883) del World, e rivelano tutto lo spirito che animò il quotidiano durante la gestione Pulitzer, ridefinendo il contesto sociale in cui il fumetto avrebbe fatto la sua comparsa: «Il giornale che fa, non parla soltanto» è lo slogan che ricorre. Emblematica di questa impostazione è la sottoscrizione che il World organizza tra i lettori per costruire il piedistallo della statua della Libertà: simbolo centrale nell’immaginario collettivo degli immigrati.

Il giornale raccoglie i 100 mila dollari necessari attraverso 120 mila contributi individuali, molti dei quali inferiori a un dollaro. Anche questa novità raccoglie uno degli aspetti di fondo della penny press: l’uso della cronaca locale come vettore di identità comunitaria […]: il giornale diventa un canale di rappresentanza usato dai lettori.» In pochi anni, dal 1883, il World diventa un colosso delle vendite, con una linea editoriale molto vicina agli immigrati e al pubblico femminile, arricchendosi dell’edizione domenicale The sunday World di ben 48 pagine riservate per metà ad annunci commerciali, a domande e offerte di lavoro, di alloggi, di mobili: «grazie a questa rete di informazioni minute, il quotidiano di Pulitzer consolida la sua natura di strumento in mano agli immigrati – anche di quelli appena arrivati in città – per rafforzare le loro reti informali di contatto e solidarietà. Attraverso gli annunci del World la metropoli attenua, almeno in parte, la sua natura di ambiente sconosciuto e ostile: il news-paper diventa “use-paper“.

Sulle pagine del Sunday World cominciano ad essere ospitate otto pagine di comics, di racconti disegnati, e tra questi fa la sua comparsa Yellow Kid (1896), il personaggio di Richard Felton Outcault, che si muove nel quartiere operaio e immigrato di Hogan’s Alley. I caratteri dello use-paper e il ruolo di veicolo di conoscenza per gli immigrati vengono perfettamente ereditati nelle pagine di Outcault, amplificando il gradimento del quotidiano che ne ospita le storie: «per i lettori del quotidiano è un altro potente fattore di immedesimazione e riconoscimento, un altro potente veicolo di identità collettiva e comunitaria».

L’incredibile successo di Yellow Kid è in pochi anni una realtà (tanto che al modo di fare giornalismo di quotidiani come il World, dal carattere sensazionalistico e popolare, viene affibbiata la definizione di Yellow journalism), spiegabile solo se si pensa alla facilità di approccio che il medium fumetto degli inizi propone, con illustrazioni contenenti poche parti scritte per una massa di lettori semianalfabeti e l’ambientazione prettamente popolare.

Nelle tavole domenicali infatti i lettori di qualsiasi estrazione sociale, grado di acculturazione o lingua, seguono con interesse le vicende che si svolgono nel quartiere operaio di Hogan’s Alley, tanto simile ai quartieri realmente esistenti in città, ritrovando fatti comici o grotteschi da loro effettivamente vissuti. È facile infatti confrontare le tavole di Richard Felton Outcault con le foto  e i documenti dell’epoca, per osservare la particolare natura delle prime, che assumono il valore di una vera e propria cronaca urbana, precisa e dettagliata.

Va sottolineato infine come la categoria funzionale del “quartiere”, che in urbanistica è alla base della misurazione della città e della dotazione di servizi, abbia nel fumetto degli inizi una corrispettiva dimensione “poetica”, che ritornerà spesso nelle storie future.”

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