Mese: dicembre 2016

Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte III

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Dopo Metropolis, dovremmo spostarci avanti, dopo la metà secolo, per trovare un film che scuota (più) profondamente lo status quo –sia cinematograficamente che disciplinarmente– dell’architettura. Superando la semplicità che pervade lo sviluppo delle science fiction durante l’era dello spazio utopico e il suo sintetico e pop “atom style”, Blade Runner, rappresenta Metropolis trasformata in città del presente al fine di trovare le basi, sia fisiche che concettuali, per la costruzione del futuro. E facendolo cambia non solo la visione sci-fi del futuro, ma anche il modo in cui noi vediamo e concettualizziamo la nostra realtà presente. La realtà di Blade Runner è la città postmoderna, un universo-collage caratterizzato dalle sue ampie insegne, e abbracciandole, porta a un nuovo approccio al postmodernismo che le concepito come inclusivo, superando lo stantio, ironico ed esclusivista cul-de-sac in cui si era installata l’intellettualità architettonica.

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Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte II

Un piccolo suggerimento per questo articolo ma valido per tutti gli scritti di Arana…leggete le note, sono piene di spunti, di suggerimenti riguardo approfondimenti che non può dilungarsi a fare nell’articolo, ma che evidentemente gli stanno a cuore!

fig 1. LE CITTA' DEL FUTURO PASSATO..jpg

[VISION]

I fumetti possono sembrare un insolito punto di partenza per la ricerca di nuove immagini o modi di concettualizzare la realtà urbana, specialmente se consideriamo che la “maturità” del medium è qualcosa che ha avuto luogo nelle ultime poche decadi del XX secolo. Il collage di Warren Chalk per Archigram il 4 maggio 1964, fatto esclusivamente con ritagli dai pochi fumetti “pulp” americani dal 1953 al 1963 [2] mostra, però, il potenziale che, anche alla più bassa, super low-tech ed economica natura, il suo medium ha prodotto un immaginario urbano. La città del futuro in quanto tale è infatti un fenomeno le cui origini sono proprie dei mass media, e nonostante lo sviluppo della città sia stato un tema ricorrente dalla seconda metà del XIX secolo, il futuro e la sua incarnazione urbana prendono forma nelle immagini narrative (n.d.t narrativized) di utopie tecnologiche come ad esempio King Camp Gillette (“Metropolis”, 1894) o Edgar Chambless (“Roadtown“, 1910) e nelle pagine delle riviste maschili, prima che si facessero strada nella disciplina architettonica.[3]

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Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte I

Once Upon a Place_Architecture & Fiction_di Pedro Gadanho e Susana Oliveira, ed_Caleidoscòpio_Lisbona Novembre 2013.JPG

Vorrei riproporvi un articolo di Luis Miguel Lus Arana che ho tradotto tempo fa, che si trova all’interno di Once Upon a Place. Architecture & Fiction, di Pedro Gadanho e Susana Oliveira, ed. Caleidoscòpio, Lisbona Novembre 2013. Il libro è diviso in macro argomenti: Utopie e Distopie, Storie dalla Storia,  Città Narrazioni,  Spazi Letterari, Architettura e Cinema, Visual/Graphic Fictions, Architettura Sci-Fi (qui si trova il saggio di Arana), Progettazione dalla Finzione.

Benvenuto Futuro 2D.

Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro.

[ALCUNE NOTE RANDOM]

parole chiave: Futuropolis, utopia, prospettiva, mass media.

Quando, tempo fa, mi sono finalmente seduto a scrivere le note per questo articolo, mi sono trovato in una situazione insolita. Solitamente, quando preparo uno di questi pezzi, impiego molto tempo all’inizio, faticando a far rientrare la mia ricerca -spesso diversa- nei parametri dati dal tema principale. Di solito questo processo è tanto doloroso quanto produttivo; innanzitutto perché diventa un’opportunità per rivedere le proprie ossessioni criticamente con occhio esterno, aiutando a contestualizzarle e a vederle nelle giuste dimensioni, e poi porta anche ad un sano esercizio di sintesi che elide tutti gli eccessi masturbatori innati in questi discorsi. Allo stesso tempo, questa richiesta di un pensiero fuori dagli schemi apre nuove eccitanti direzioni per il ricercatore per andare avanti con la ricerca che potrebbe altrimenti volgere ragionevolmente al termine. Però, questo non succede sempre, e ho presto realizzato che dietro al titolo intelligente ho tirato fuori ciò che era realmente alla base della mia ricerca di dottorato dell’ultimo anno.

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