comics

ESTEMPORANEO VI

” […] Un libro può essere una sorta di metafora del corpo umano: ha un faccia che può rivelare l’identità o una menzogna; ha una spina (dorsale); è più grande all’interno di quanto lo è all’esterno. La disposizione delle vignette, delle pagine e dei capitoli costituisce essenzialmente una scultura, sia nello spazio che nella memoria del lettore. Ritengo anche che ci sia una certa armonia poetica tra la fisicità del libro e intangibilità di ciò che contiene, come i nostri corpi contengono anche i noi stessi da bambini seppelliti da qualche parte, per non parlare poi di ciò che definiamo coscienza, nascosta anch’essa da qualche parte.

Uno dei motivi che ha mantenuto vivo il mio interesse nei fumetti è stata la sua capacità di evocare la quadrimensionalità dell’esistenza, e un sacco di mie opere del periodo successivo al diploma – pretenziosi personaggi che attraversano le vignette, sedie rotanti nello spazio – erano una sorta di irrilevante esercizio intorno a quella possibilità, che già suggerivano l’idea che ho della pagina, del libro, eccetera, in quanto forma “costantemente esistente” che prende vita quando viene letta. I fumetti migliori fanno sembrare che i disegni prendano vita sulla pagina e rendono le connessioni visive tra le pagine e tra i capitolo concretamente espliciti, il che è una cosa totalmente diversa dal guardare pagine e pagine di testo. Senza tirarla troppo per le lunghe, ma a differenza della normale lettura, che induce cecità nel lettore, i fumetti evocano quella sensazione di risveglio che si ha vedendo e ricordando direttamente sulla pagina. […]”

Chris Ware, The Art of Comics No. 2, interdvista di Jeet Heer, The Paris Review n°210, autunno 2014

QUI l’intervista completa

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parallelismi – artisticità – poesia & fumetto

Un breve appunto sulla genesi di questo post e ciò che ne consegue.

Mi sono imbattuta in una breve serie di articoli di Daniele Barbieri (si possono trovare sul suo blog) riguardanti i poetry comics, nei quali analizza la relazione tra la poesia e un certo tipo di fumetto. Ho pensato che fosse un argomento troppo affascinante per non riproporlo!

Il mio vuole essere un modo per trasmettere quello che ho capito leggendo i suoi articoli, più che la proposta dei suoi testi paro paro. Consiglierei comunque di darci una letta perchè:

  1. sono realmente interessanti, ben scritti, da un ottimo conoscitore della materia
  2. magari a me è sfuggito qualche succulento dettaglio che capovolge il senso dell’articolo e apre gli occhi ad una visione meravigliosa di questo tema

Successivamente vorrei capire qualcosa del rapporto poesia/architettura per poi approdare al triancolo poesia/fumetto/architettura. Zan Zan!

Ma bando alle ciancie ed entriamo nel vivo della questione!

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Topologia della Vignetta

Capire la relazione che hanno questi due mezzi di comunicazione col tempo, mi sta dando del filo da torcere, e come sempre mi succede quando non riesco a cogliere qualcosa, sono fermamente convinta che lì stia il bandolo della matassa. Così ho deciso di affrontarlo poco per volta. Una delle cose che posso dire di aver capito è che molto del rapporto del fumetto e tempo è gestito dalle vignette, dalla loro topologia appunto.

” il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo”
Paul Ricoeur, Tempo e racconto, Volume 1, Editoriale Jaca Book, 1986
 

Così Ricoeur sostiene che il tempo si fa umano, concreto, tangibile, nel momento in cui diviene narrazione, racconto.

Un albo a fumetti però è allo stesso tempo narrazione e progettazione: progettazione della forma della narrazione, vi è un unione di tempo (narrazione) e di spazio (progettazione). Questo spazio, è lo spazio della vignetta. Ne Il Sistema Fumetto, Groensteen parla di artrologia e di spaziotopia, dall’introduzione al libro si può leggere:

Qualsiasi immagine disegnata si incarna, esiste, si dispiega in uno spazio. […] Mettere in relazione le vignette di un fumetto vuole quindi necessariamente dire mettere in relazione degli spazi, operare una divisione dello spazio. Sono dunque i principi fondamentali di questa distribuzione spaziale che verranno, come prima cosa, esaminati all’insegna della spaziotopia, termine forgiato per riunire il concetto di spazio e il concetto di luogo, continuando tuttavia a mantenerli distinti. Gli spazi specifici del fumetto, ovvero nuvoletta, vignetta e quadro, strip (striscia orizzontale che costituisce il primo livello di raggruppamento delle vignette) e tavola, verranno successivamente presi in considerazione e le loro interazioni analizzate.

Quali regole governano questo segno così apparentemente potente come la vignetta?

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Yellow Kid

Credo di aver già parlato di Yellow Kid, capostipite del fumetto americano, del fumetto come mezzo di comunicazione di massa grazie ai mezzi industriali di stampa. Sicuramente non avevo ancora parlato della sua storia, che ho trovato sul sito di Giuseppe Lo Bocchiaro, dove riporta la sua tesi di dottorato sul fumetto e l’urbanistica. Riporto qui il capitolo perchè trovo questa storia estremamente esplicativa del mezzo “fumetto”, era un medium agli esordi ma già c’era tutto, dalla rappresentazione della realtà, all’identificazione, al convolgimento, alla critica, tutto. Bellissimo.

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ESTEMPORANEO IV

“Voglio ancora informare che per un certo tempo nelle mie intenzioni questo volume avrebbe dovuto contenere non due ma tre testi. Dovevo cercare un terzo mazzo di tarocchi abbastanza diverso dagli altri due? A un certo momento sopravvenne in me un senso di fastidio per la prolungata frequentazione di questo repertorio iconografico medieval – rinascimentale che obbligava il mio discorso a svolgersi entro certi binari. Sentii il bisogno di creare un brusco contrasto ripetendo un’operazione analoga con materiale visuale moderno. Ma qual è l’equivalente contemporaneo dei tarocchi come rappresentazione dell’inconscio collettivo? Pensai ai fumetti: non a quelli comici ma a quelli drammatici, avventurosi, paurosi.”


Italo Calvino, nota sulla genesi del libro Il castello dei destini incrociati, 1973

parallelismi – comunicazione parte ii

Giunti alla conclusione  che sia architettura che fumetti riflettono criticamente la realtà, possiamo notare come, allo stesso tempo, sempre più il fumetto rifletta sull’architettura e sulla città, rendendole vere e proprie protagoniste. Parallelamente l’architettura cerca di comunicarsi sempre più frequentemente in modo chiaro e diretto, accessibile, avvalendosi dei codici comunicativi del fumetto.

Per gli esempi mi rifarò in particolar modo a quelli riportati in Goodbye Topolinia e in Bricks & Balloon

In Batman. Death By Design possiamo leggere

“La crème de la crème di Gotham è alta in cielo, stanotte, all’inaugurazione di quello che è stato definito il nightclub più elegante del mondo, il Ceiling. E che vista, lì dove i padroni della città danzano e cenano in aria. L’architetto Kem Roomhaus lo descrive come un progetto molto semplice portato al suo estremo, creando una nuova corrente di architettura denominata mini-massimalismo”

…una splendida (forse ironica?) ripresa dell’idea Koolhaassiana di Bigness. La percezione che ne deriva è di un’architettura estranea alle persone, alle reali esigenze, concentrata su se stessa. Una maggiore veridicità è data dai due eventi che guidano il fumetto (la demolizione della Wayne Central Station e il crollo di una gru dalla cime di un grattacielo) che si rifanno esplicitamente ad altrettanti eventi realmente accaduti (la demolizione della Pennsylvania Station nel 1963 e il crollo di una gru a Manhattan nel 2008). Il fumetto diviene quindi poratore di una critica forte e reale sui processi attuali di costruzione e demolizione nelle città.029-30061-62 015

Emblematico esempio di architettura che si fa personaggio in un fumetto, è Building Stories di Chris Ware. La protagonista vera e propria è la storia della vita di una donna senza una gamba, ed è mostrata attraverso le case che abita prima nel centro poi in un sobborgo di Chicago, sono direttamente gli edifici a raccontare le vicende dei loro abitanti prendendo parola e narrando gli accadimenti.

 

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In Asterios Polyp invece è l’Architettura la protagonista della storia, Asterios è un architetto, più che altro un insegnante e in un certo senso insegna anche attraverso il fumetto.  I suoi drammi sono i drammi di molti architetti ed alcuni sono veri e propri richiami a personaggi realmente vissuti (ad esempio l’incendio dell’appartamento di Asterios richiama l’incendio di Taliesin).Asterios Polyp 001 (117)Asterios Polyp 001 (121)Asterios Polyp 001 (040)Asterios Polyp 001 (037)Asterios Polyp 001 (015)

Katsuhiro Otomo in Domu svolge l’intera storia all’interno di un edificio, una gabbia in cemento armato che rispecchia i limiti mentali degli adulti in contrapposti alla mente dei bambini, capaci di giocare, socializzare, sognare anche in un contesto urbano complicato,  alienante ed opprimente. Non a caso l’edificio finirà per essere cancellato, distrutto.

domu sogni di bambini domu sogni di bambini domu sogni di bambini domu sogni di bambiniPer quanto solo di sfondo, in La Casa dell’Impiccato su Jan Dix, l’architettura viene raccontata al grande pubblico (ignaro) e fatta conoscere nel suo funzionamento. E il lettore effettivamente segue le vicende del mercante d’arte protagonista all’interno di quest’abitazione fatta di pilotis, finestre a nastro, tetto giardino, pur non sapendolo impara a conoscere passivamente quell’icona del Movimento Moderno che è Ville Savoye di Le Corbusier.

Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccato Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccato Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccatoEsempio della possibilità che dà il fumetto di “criticare”con leggerezza è Klaus che nel suo blog affronta con l’ironia dei suoi disegni i temi (seri) dell’architettura contemporanea e le sue risposte. Oltre alla critica si occupa della ricerca delle analogie tra le architetture delle archistar e quelle dei fumettisti, come la Casa da Musica a Oporto di Oma (1999-2005) e la struttura di Metabunker di Jodorowsky e Moebius (anni ’80).

Casa da Musica OMA

Casa da Musica OMA

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Metabunker

Come reagire a questa palpabile somiglianza?

Con assoluta calma.

In parte vi è un fenomeno di “profezia che si autovvera“, vengono disegnate delle forme appartenenti al futuro in quanto non realizzabili nell’immediato cha vanno a divenire parte dell’immaginario comune così da venire in qualche modo realizzate nel “futuro”. E’ anche vero che:

Il confine tra la progettazione di oggetti immaginari, funzionali al racconto, e la progettazione di oggetti reali, pensati per la costruzione, è davvero sottile. La progettazione, qualunque sia il suo scopo, creare mondi immaginari o creare mondi reali, si muove sempre con le stesse regole ed è sempre anticipatrice di cose che ancora non si hanno” da Goodbye Topolinia

e siccome c’è tanta carne al fuoco, rimando a domani la parte riguardante gli architetti che si avvalgono dei fumetti!

parallelismi – comunicazione parte i

Comunicazione: processo che consiste nel trasferimento dei messaggi per mezzo di un canale e un codice.

“La comunicazione umana formale o registrata in modo formale è nata come comunicazione visiva”
Will Eisner, L’ arte del fumetto. Regole, tecniche e segreti dei grandi disegnatori, Bur, 2010

Ma comunicare per immagini implica la loro percezione e la conseguente insicurezza su come verranno percepite, inquanto il ricevente non può comunicare con la fonte. Questa tipologia di comunicazione, unidirezionale, non è del tutto vera se prendiamo in esempio l’arte. dere l’opera, in questo caso, coinvolge la creatività dell’osservatore, in quanto “ogni percezione implica un pensiero, ogni ragionamento è anche intuizione” Rudolph Arnheim, Arte e percezione visiva

Un mezzo di comunicazione è considerabile di massa se il suo fine è conformare l’opinione (ma anche il gusto) di gruppi estesi di persone inconsapevoli (ma anche di trasformarne il pensiero, assecondarne l’orientamento…). Naturalmente il mezzo di comunicazione di massa nasce assieme a quella che viene chiamata cultura di massa che “nasce in quei momenti storici in cui la maggioranza della collettività prende coscienza di se ed entra a far parte delle scelte della cosa pubblica, in maniera più o meno responsabile”

“Il paradosso sta in questa circolarità con cui si inseguono le istanze che provengono dal basso con le soluzioni che si danno dall’alto […] i mezzi di comunicazione abitano questo paradosso” da Goodbye Topolinia
 

Tra i mezzi di comunicazione di massa si annovera il fumetto (che in realtà è considerato popolare e di massa), perchè fruisce di una tipologia di comunicazione ben codificata, fatta di immagini e testi, facilmente approcciabile dalle masse. Lo sono così tanto che negli Stati Uniti i fumetti influenzano presino le abitudini igienico-sanitarie delle persone attraverso la proposta di eroi in cui potersi immedesimare.

Oggi il fumetto non rispecchia più soltanto la società, ma è un mezzo critico di riflessione sulla società stessa.

Ma come è possibile che l’architettura, nata per funzionare, possa comunicare e farsi mass media?

Umberto Eco in La Struttura Assente si pone questa stessa domanda arrivando a sottolineare come innanzi tutto l’architettura comunichi se stessa e la sua funzione (“dal momento in cui vi è società, ogni uso si converte in segno di quell’uso” Barthes, Elementi di Semiologia).

                         “il codice architettonico genera un codice iconico”

vale a dire che l’architettura (l’evento codificato come architettura) comunica visivamente.

Nel segno architettonico c’è la presenza di un significante il cui significato è la funzione che viene resa possibile ma non solo: per un uomo primitivo la grotta significherà in un primo momento riparo, per poi significare anche famiglia, comunità, sicurezza.

Ma se il mass media “si rivolge a gruppi umani per soddisfare alcune loro esigenze e persuaderli a vivere in un determinato modo.” L’architettura ha effettivamente le caratteristiche di un mass medium?

  1. è persuasiva, induce ad un determinato tipo di consenso (abiterò così come mi è proposto)
  2. è psicagogica, sono portato a seguire le istruzioni dell’architetto, che promuove ed induce delle funzioni
  3. è fruita nella disattenzione
  4. può riempirsi di significati aberranti, senza che il destinatario lo avverta (ad esempio usare un edificio di importanza storico-artistica per ripararsi dalla pioggia, se ne fa un uso improprio senza che però si senta di perpetrare un tradimento all’opera)
  5. si muove tra la massima coercizione (bisogna abitare così) e massima irresponsabilità (puoi usare questa forma come vorrai)
  6. è soggetta a rapida obsolescenza e successione di significati
  7. si muove in una società di merci

L’architettura parte dalle premesse della società in cui vive, ma per poi sottoporle a critica. Autosignificandosi informa al tempo stesso le funzioni che promuove e denota, ma anche in che modo ha deciso di promuoverle e denotarle. Così facendo gli stimoli divengono corrispondenti a delle ideologie, può ad esempio essere portatrice di messaggi storici, politici ed ideologici. Esempio più lampante ne è la comunicazione del potere.

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Palazzo dei Soviet, di Boris Iofan “architetto di Stalin”

Progetto per la Grande Berlino, di Albert Speer "l'architetto di Hitler"

Progetto per la Grande Berlino, di Albert Speer “architetto di Hitler”

 

Per De Fusco la cultura di massa può essere un mezzo di verifica della progettazione architettonica nel momento in cui avviene uno scambio tra i linguaggi della società contemporanea per semplificare gli aspetti sociologici, economici e politici di un progetto (seppur prevedendone un possibile fallimento).

Per Robert Venturi l’architettura più comunicativa della contemporaneità è rappresentata da Las Vegas, coi cartelloni pubblicitari, le insegne luminose, considerata come un sistema di comunicazione di massa, è un’architettura di comunicazione anzi che di spazio, è la comunicazione che domina lo spazio. (Imparare da las Vegas. Il simbolismo dimenticato della forma architettonica)

 

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“L’architettura provoca reazioni emotive, tanto a livello personale quanto nella società nel suo insieme: essa riflette le nostre vanità e le nostre aspirazioni, le nostre debolezze e le nostre ambizioni, e anche i nostri complessi”
Deyan Sudjic, Architettura e potere. Come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo, ed Laterza, Roma-Bari, 2012

L’architettura quindi rispecchia la società che la produce.

Siamo arrivati dunque alla conclusione che sia architettura che fumetto riflettono in modo critico sul mondo che li produce.