storia

Yellow Kid

Credo di aver già parlato di Yellow Kid, capostipite del fumetto americano, del fumetto come mezzo di comunicazione di massa grazie ai mezzi industriali di stampa. Sicuramente non avevo ancora parlato della sua storia, che ho trovato sul sito di Giuseppe Lo Bocchiaro, dove riporta la sua tesi di dottorato sul fumetto e l’urbanistica. Riporto qui il capitolo perchè trovo questa storia estremamente esplicativa del mezzo “fumetto”, era un medium agli esordi ma già c’era tutto, dalla rappresentazione della realtà, all’identificazione, al convolgimento, alla critica, tutto. Bellissimo.

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coupé anatomiques

Abbiamo parlato di Hogarth, e tornerei adesso a dare uno sguardo al passato. Guarderei oggi alle coupé anatomiques (letteralmente “sezioni anatomiche”), un tipo di narrazione che si trovava nei giornali popolari della Francia del XIX secolo e mostrano illustrazioni di sezioni di edifici parigini contemporanei.

“Queste sezioni rivelano l’anatomia di Parigi, a colpo d’occhio. Usano la nostra comprensione dell’interno domestico, in particolare il modo in cui regola attività e flussi, per presentare una sintesi della città attraverso l’ordinamento dei suoi elementi costitutivi. Un ibrido del disegno tecnico, che mostra l’edilizia e le infrastrutture […] che sono seducentemente banali. Seducenti, perché ci danno una panoramica del mondo normalmente nascosto degli interni, fatta in miniatura e stretta tra le pagine di un libro o una rivista. Banali, perché così facendo, i loro misteri vengono svelati. I sistemi che strutturano la città, dalle sue divisioni sociali alle sue reti di condotti elettrici sono esplicitamente definiti”

Diana Periton, The ‘Coupe Anatomique’: Journal of Architecture, vol. 9, p. 289

Le coupes giocano sulla comprensione personale del lettore degli ambienti domestici a lui familiari (diversamente da Hogarth).

Diana Periton prende in analisi tre di queste coupes, la prima è una casa singola di cinque piani, residenza parigina dello scrittore, fotografo, illustratore e caricaturista francese Bertall (vero nome Albert d’Arnoux 1820-1882), pubblicato la prima volta nel 1845. La seconda è dal 1769, ed è una sezione molto precedente, ma più ampia che attraversa una (ideale) strada parigina dell’architetto Pierre Patte (1723-1814). La Periton introduce la terza come un “ibrido” dei primi due: è dello scrittore e storico Baron Alfred – Auguste Ernouf (1817-1889) e viene dalla sua pubblicazione 1885 l’Art des Jardins.

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Bertall

Profil d’une rue, Pierre Patte

Profil d’une rue, Pierre Patte

 

Bertall si approccia alla sua sezione della casa parigina come caricaturista, presentando una serie di vignette, situazioni, ammassate una sull’altra, nello stesso edificio.

Patte, mostra le case, le strade, persino i canali di scolo sotto la superficie stradale come un sistema urbano completo. Le sue stanze mancano visibilmente di presenza umana. In queste due sezioni, abbiamo già quelli che sembrano essere i primi semi del divario tra il modo in cui architetti e disegnatori presentano gli edifici.

Bertall abbraccia la varietà di attività umane nell’edificio. Utilizza il condominio parigino per fornire un quadro delle sue osservazioni antropologiche e sociologiche.

La Coupé di Patte è molto diversa. Si tratta di un nuovo tipo di trattato di architettura, che considera l’infrastruttura di tutta la città e non solo un edificio alla volta, una visione che diventerà sempre più importante con la ristrutturazione di Parigi (1852-1870) del barone Haussmann.

“La città ideale di Patte è un sistema di strumenti, progettati per regolare il fuoco, l’acqua, la sporcizia e le persone che entrano in contatto con essi. Patte assicura frequentemente ai suoi lettori che l’obiettivo di concepire la città in questo modo è quello di garantire ‘la felicità degli abitanti’, di realizzare un ‘vero e proprio senso di benessere’. Ma, come egli mostra, la città è spopolata.”

Ma tornando al tema principale, ad un occhio moderno, queste coupés assomigliano a fumetti primitivi: riquadri di immagini sequenziali che hanno un intrinseco rapporto con ciò che è raffigurato sopra, sotto, prima e dopo di loro, e gli spazi di circolazione semi-pubblici diventano punti di contatto tra strati sociali separati (che sono rappresentati a seconda della posizione nell’edificio).

 

William Hogarth

La relazione tra architettura e fumetti potrebbe essere iniziata con le stampe e i dipinti di William Hogarth (1697-1764). I “soggetti morali moderni” furono il suo successo finanziario più importante e popolare.

” The Rake’s Progress e The Four Times of Day  hanno confermato la sua crescente padronanza della serie come formato pittorico: in entrambi i casi significato e narrazione sono prodotti non solo da un utilizzo altamente innovativo delle figure, l’architettura e lo spazio all’interno dei singoli quadri e incisioni, ma anche con i sottili rapporti pittorici che stabilisce tra le diverse immagini che compongono ogni serie.” Frédéric Ogée & Olivier Meslay, Hogarth, London: Tate, 2006, p. 16

Ben nota è la serie di Hogarth sulla moralità: Progresso di una prostituta (1731) e Carriera di un libertino (1735) usano la forma d’arte sequenziale ( semplicemente una serie di singole immagini, appese in fotogrammi separati, stampati in ordine in un giornale, o mostrato a pagine in sequenza in un libro) per seguire l’avanzamento dei due personaggi attraverso una serie di scene e lungo un tagliente declino della loro fortuna.
Il passaggio del tempo può essere seguito attraverso la serie, e tipi generici riconoscibili per la società di Londra contemporanea popolano le immagini. Il mutare del contesto architettonico segna anche le alterne vicende dei soggetti: la discesa di Moll Hackabout nella prostituzione in “Progresso di una prostituta” è in parte illustrata dal passaggio di sfondo tra la seconda e la terza scena: dalla residenza aristocratica del suo amante per una camera economica in un bordello in Covent Garden. Come nel teatro, i personaggi in queste scene recitano la storia in un contesto esagerato, è soprattutto questo che permette alla storia di diventare leggibile anche ad un pubblico analfabeta. Hogarth ha prodotto la sua serie in molti modi diversi: come costosi dipinti a olio, stampe prodotte in volumi relativamente abbordabili, e come inserimento nel più economico dei giornali contemporanei. E’ stato uno dei primi artisti comici a vedere le sue strisce a fumetti incorporate nei mass media stampati.

Può questo bastare a definirlo precursore del rapporto tra architettura e fumetti?

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