Chris Ware

Chris Ware: il design della memoria

L’articolo originale di Fabio Guarnaccia, lo si trova qui

Il protagonista del Continuum di Gernsback di William Gibson, è un fotografo incaricato da un magazine di realizzare un servizio che documenti il permanere del design degli anni 30 negli Stati Uniti. Stazioni di servizio, facciate di edifici, automobili con pinne di squalo eccetera. Aiutato da sostanze stupefacenti e dalla mancanza di sonno, si troverà a vivere un sogno retrofuturista che giunge al suo culmine con la comparsa di fantasmi semiotici di macchine di quel decennio, tra cui un enorme aeroplano di acciaio cromato e decine di motori su ciascuna ala. Il protagonista, e noi con lui, proviamo una forma intensa di nostalgia per quel passato, anche se non ne abbiamo memoria diretta. Così come proviamo un senso di profonda nostalgia, per esempio, per il design degli oggetti anni ‘50 all’interno di Mad Men (vedi qui). Gli esempi potrebbero continuare, quel che emergerebbe è comunque un senso ampio del concetto di nostalgia: un sentimento per qualcosa o qualcuno di lontano, nello spazio o nel tempo, che non necessariamente abbiamo conosciuto. Dunque è possibile avere nostalgia di un passato che non abbiamo mai vissuto. E questo è quello che ci interessa qui. Ci sono uomini che sentono di appartenere ad altri decenni o ad altri secoli. Chris Ware, nella sua contemporaneità, è uno di questi. (altro…)

ESTEMPORANEO VI

” […] Un libro può essere una sorta di metafora del corpo umano: ha un faccia che può rivelare l’identità o una menzogna; ha una spina (dorsale); è più grande all’interno di quanto lo è all’esterno. La disposizione delle vignette, delle pagine e dei capitoli costituisce essenzialmente una scultura, sia nello spazio che nella memoria del lettore. Ritengo anche che ci sia una certa armonia poetica tra la fisicità del libro e intangibilità di ciò che contiene, come i nostri corpi contengono anche i noi stessi da bambini seppelliti da qualche parte, per non parlare poi di ciò che definiamo coscienza, nascosta anch’essa da qualche parte.

Uno dei motivi che ha mantenuto vivo il mio interesse nei fumetti è stata la sua capacità di evocare la quadrimensionalità dell’esistenza, e un sacco di mie opere del periodo successivo al diploma – pretenziosi personaggi che attraversano le vignette, sedie rotanti nello spazio – erano una sorta di irrilevante esercizio intorno a quella possibilità, che già suggerivano l’idea che ho della pagina, del libro, eccetera, in quanto forma “costantemente esistente” che prende vita quando viene letta. I fumetti migliori fanno sembrare che i disegni prendano vita sulla pagina e rendono le connessioni visive tra le pagine e tra i capitolo concretamente espliciti, il che è una cosa totalmente diversa dal guardare pagine e pagine di testo. Senza tirarla troppo per le lunghe, ma a differenza della normale lettura, che induce cecità nel lettore, i fumetti evocano quella sensazione di risveglio che si ha vedendo e ricordando direttamente sulla pagina. […]”

Chris Ware, The Art of Comics No. 2, interdvista di Jeet Heer, The Paris Review n°210, autunno 2014

QUI l’intervista completa

parallelismi – XV Napoli comicon

Scorrendo il blog di Andrea Alberghini mi sono imbattuta in testo che accompagnava l’esposizione al XV Napoli Comicon (aprile 2013). Essendo il tema dell’evento, il testo tocca molti dei punti che ho analizzato fin ora, aggiungendo alcuni nomi e spunti che sarà il caso di approfondire!

Se definiamo l’architettura come quel dispositivo che permette ai singoli e alla collettività di rappresentarsi in un contesto sociale, il rapporto che questa arte intesse con i linguaggi d’immagine ci appare in tutta la sua evidente e vertiginosa ricchezza.
In particolare il fumetto condivide con l’architettura lo strumento generativo primario: il disegno.
Se è pur vero che il fine ultimo dell’architettura è quello di costruire e trasformare il mondo in un luogo sperabilmente migliore, il disegno di architettura assolve a una funzione altra ma propedeutica, quella di prefigurare il risultato di tale trasformazione traducendone in immagine le aspirazioni ideali, oltre a essere un potente strumento di critica e riflessione teorica.

 

Le Corbusier - Ville contemporaine de trois millions d'habitants (1922)

Le Corbusier, Ville contemporaine de trois millions d’habitants (1922)

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Topologia della Vignetta

Capire la relazione che hanno questi due mezzi di comunicazione col tempo, mi sta dando del filo da torcere, e come sempre mi succede quando non riesco a cogliere qualcosa, sono fermamente convinta che lì stia il bandolo della matassa. Così ho deciso di affrontarlo poco per volta. Una delle cose che posso dire di aver capito è che molto del rapporto del fumetto e tempo è gestito dalle vignette, dalla loro topologia appunto.

” il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo”
Paul Ricoeur, Tempo e racconto, Volume 1, Editoriale Jaca Book, 1986
 

Così Ricoeur sostiene che il tempo si fa umano, concreto, tangibile, nel momento in cui diviene narrazione, racconto.

Un albo a fumetti però è allo stesso tempo narrazione e progettazione: progettazione della forma della narrazione, vi è un unione di tempo (narrazione) e di spazio (progettazione). Questo spazio, è lo spazio della vignetta. Ne Il Sistema Fumetto, Groensteen parla di artrologia e di spaziotopia, dall’introduzione al libro si può leggere:

Qualsiasi immagine disegnata si incarna, esiste, si dispiega in uno spazio. […] Mettere in relazione le vignette di un fumetto vuole quindi necessariamente dire mettere in relazione degli spazi, operare una divisione dello spazio. Sono dunque i principi fondamentali di questa distribuzione spaziale che verranno, come prima cosa, esaminati all’insegna della spaziotopia, termine forgiato per riunire il concetto di spazio e il concetto di luogo, continuando tuttavia a mantenerli distinti. Gli spazi specifici del fumetto, ovvero nuvoletta, vignetta e quadro, strip (striscia orizzontale che costituisce il primo livello di raggruppamento delle vignette) e tavola, verranno successivamente presi in considerazione e le loro interazioni analizzate.

Quali regole governano questo segno così apparentemente potente come la vignetta?

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Mas Context:Narrative _Beta Testing Architecture

Yearning for Space with Tom Kaczynski

 

“Structures” series (Detail) Tom Kaczynski

“Structures” series (Detail) Tom Kaczynski

Intervista di Koldo Lus Arana a Tom Kaczynski

Prima di lavorare nel suo studio odierno a Minneapolis, Tom Kaczynski è stato lettore di fantascienza alla scuola di architettura, autore di fumetti, educatore, e, infine, editore di fumetti. Fondatore della casa editrice indie Uncivilized Books, Kaczynski ha immesso sul mercato un flusso costante di fumetti iconoclasti, sia da solo, notevoli i nuovi arrivati, sia con le stelle consacrate della scena alternativa, come David B, James Romberger e Gabrielle Bell. In una conversazione con lui, abbiamo discusso (coperto) del suo nuovo libro, Beta Testing the Apocalypse (Fantagraphics, 2013), dell’influenza di JG Ballard e del fascino della distopia, minicomics, Archigram, dell’architettura e degli architetti come pubblico per i fumetti.

Oh, e il suo background in architettura.

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Mas Context: Narrative _Fumetti e Architettura / Fumetti in Architettura

Un (mica tanto) breve resoconto delle interazioni tra architettura e narrativa grafica

un saggio di Koldo Lus Arana

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“È vero che i mass media propongono in misura massiccia e senza discriminazioni vari elementi di informazione in cui non viene distinto il dato valido da quello di pura curiosità e di trattenimento; ma negare che questa accumulazione di informazione possa risolversi in formazione, significa professare una concezione alquanto pessimistica della natura umana e non credere che una accumulazione di dati quantitativi non possa risolversi, per alcuni, in mutamento qualitativo.”
Umberto Eco, Apocalittici e Integrati
 
“Perche’ volete trarmi da ogni parte, o illetterati? Non per voi ho scritto, ma per chi puo’ capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla” 
Eraclito da Efeso

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Mas Context:Narrative _Building Stories

Disegni di Chris Ware e testo di Klaus

Pubblicato da Pantheon nel 2012, dopo un decennio di lavoro, Building Stories è un tour de force tecnico sia in termini di narrazione che dell’uso del formato col quale Ware sfida il lettore con una narrazione non-lineare, multi-sfaccettata, raccontata da più punti di vista attraverso una varietà di veicoli diversi. L’oggetto finale, che comprende le parti precedentemente pubblicate in Acme Novelty Library # 18 (2007), The New Yorker, Nest Magazine, Kramers Ergot, The Chicago Reader, Hangar 21 Magazine, McSweeney’s Quarterly Concern, iPad app di McSweeney e The New York Times Magazine, si presenta sotto forma di una scatola (la cui stessa superficie è una parte leggibile) contenente quattordici altri pezzi. Tra questi, il lettore/tuttofare può trovare libri rilegati in tela, giornali, manifesti e flipbook (in tutto, quattro manifesti, tre riviste, due strisce, due opuscoli, uno storyboard a quattro pannelli, di un libro a copertina rigida, e un libro che imita un Little Golden Book), che è sfidato a mettere insieme, con l’aiuto contestabile dei diagrammi stampati nella parte interna della scatola. Building Stories è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno dal New York Times Book Review, Time Magazine, Publisher’s Weekly, Kirkus Reviews, Washington Post, e Entertainment Weekly, un meritato riconoscimento che è anche un po ‘ un fallimento, per un pezzo che non si trova nel libro, un lavoro che si trova in un terreno vago da qualche parte tra gli esperimenti di OuBaPo, le scatole di Joseph Cornell e il Boîte en-valise di Marcel Duchamp.

Klaus

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Primavera

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Estate

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Autunno

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Inverno

Il testo originale qui

Mas Context:Narrative _Introduzione

Nel mese di ottobre dello scorso anno, abbiamo organizzato il nostro secondo MAS Context: evento analogo a quello di Chicago. Un evento di una giornata che ha unito dodici presentazioni, una libreria in loco di Temporary Services e una mostra, caratterizzata dai lavori dell’architetto-grafico romanziere Jimenez Lai e dell’architetto-disegnatore Klaus. Entrambi avevano fatto parte del MAS Context prima, come collaboratori al nostro problema “LIVING” ,nel caso del primo sulla “proprietà” e sulle questioni “comunicazione” nel caso di quest’ultimo. Questa era la prima volta, tuttavia, che il loro lavoro viene esposto nella stessa stanza, mostrando i diversi modi in cui essi usano narrativa e disegno sia come modo di concettualizzare la forma architettonica e lo spazio, o come strumento per riflettere/ criticare / fare satira sulla professione e la disciplina. Jimenez Lai, che l’anno scorso ha pubblicato una raccolta dei suoi racconti a fumetti nella graphic novel Citizens of No Place (Princeton Architectural Press, 2012), forse incarna l’uso del fumetto come strumento di ricerca architettonica. Così, Lai gioca nelle sue storie con la spazialità ambigua prodotto nella fusione di un piatto, disegno lineare, e lo spazio “multicadre” (spazio multiplo) della pagina del fumetto, al fine di esplorare le nozioni di interiorità ed esteriorità. E, ancora più interessante, egli integra la sua produzione di storie -disegnate con uno stile a metà tra la dinamica stilizzazione dei manga giapponesi e la schematica astrazione di Chris Ware- senza soluzione di continuità all’interno del suo studio di architettura, dove possiamo trovare diverse concretizzazioni del suo mondo immaginario. Klaus, invece, si trova più vicino alla tradizione degli antichi cartoni animati editoriali, gioendo dell’utilizzo anacronistico di un vecchio stile della scuola franco-belga (in particolare, lo stile École de Marcinelle, personificato da André Franquin), che corrisponde in qualche modo con la natura elusiva delle sue vignette. Spesso sotto forma di barzellette, giocano sulla satira sia sulle ultime notizie di architettura, sia sugli aspetti più remoti della storia della disciplina. Così, il lavoro di Klaus appartiene al nuovo aumento della satira architettonica, che dimostra la forza dello humor come strumento per i ragionamenti più complessi sulla realtà, e, quindi, sull’architettura. Sia Klaus e Jimenez Lai ritraggono, alla fine, i prodotti fecondi della narrazione architettonica, fiction e caricatura, elementi situati nella periferia di una disciplina che si sta reinventando. Durante l’organizzazione della mostra “Architectural Narratives”, balzò alla mente la possibilità di proseguire l’esplorazione del rapporto tra narrativa e architettura come un problema pieno di spunti, e la nostra collaborazione annuale con un guest editor per il nostro numero invernale si presenta come un’occasione perfetta.

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Mas Context: Narrative

Durante le mie ricerche mi sono imbattuta più volte in questo numero di Mas Context, dopo due o tre volte ho deciso di scaricarlo (gratuitamente dal sito), ma è rimasto lì, solitario non-letto sul mio desktop.

Il perchè è semplice, fatico a leggere in inglese, ricordo con meno precisione ciò che leggo e rimango spesso con la sensazione di non aver compreso appieno le sfaccettature rese magari dalla scelta di alcune parole piuttosto che altre.

Però oltre a ritrovarmelo ovunque, ora anche i vari personaggi con cui sono in contatto me ne consigliano la lettura, ultimo tra questi Klaus, e allora mi sono detta “si, facciamolo”.

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