fumetto

Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte III

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Dopo Metropolis, dovremmo spostarci avanti, dopo la metà secolo, per trovare un film che scuota (più) profondamente lo status quo –sia cinematograficamente che disciplinarmente– dell’architettura. Superando la semplicità che pervade lo sviluppo delle science fiction durante l’era dello spazio utopico e il suo sintetico e pop “atom style”, Blade Runner, rappresenta Metropolis trasformata in città del presente al fine di trovare le basi, sia fisiche che concettuali, per la costruzione del futuro. E facendolo cambia non solo la visione sci-fi del futuro, ma anche il modo in cui noi vediamo e concettualizziamo la nostra realtà presente. La realtà di Blade Runner è la città postmoderna, un universo-collage caratterizzato dalle sue ampie insegne, e abbracciandole, porta a un nuovo approccio al postmodernismo che le concepito come inclusivo, superando lo stantio, ironico ed esclusivista cul-de-sac in cui si era installata l’intellettualità architettonica.

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Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte II

Un piccolo suggerimento per questo articolo ma valido per tutti gli scritti di Arana…leggete le note, sono piene di spunti, di suggerimenti riguardo approfondimenti che non può dilungarsi a fare nell’articolo, ma che evidentemente gli stanno a cuore!

fig 1. LE CITTA' DEL FUTURO PASSATO..jpg

[VISION]

I fumetti possono sembrare un insolito punto di partenza per la ricerca di nuove immagini o modi di concettualizzare la realtà urbana, specialmente se consideriamo che la “maturità” del medium è qualcosa che ha avuto luogo nelle ultime poche decadi del XX secolo. Il collage di Warren Chalk per Archigram il 4 maggio 1964, fatto esclusivamente con ritagli dai pochi fumetti “pulp” americani dal 1953 al 1963 [2] mostra, però, il potenziale che, anche alla più bassa, super low-tech ed economica natura, il suo medium ha prodotto un immaginario urbano. La città del futuro in quanto tale è infatti un fenomeno le cui origini sono proprie dei mass media, e nonostante lo sviluppo della città sia stato un tema ricorrente dalla seconda metà del XIX secolo, il futuro e la sua incarnazione urbana prendono forma nelle immagini narrative (n.d.t narrativized) di utopie tecnologiche come ad esempio King Camp Gillette (“Metropolis”, 1894) o Edgar Chambless (“Roadtown“, 1910) e nelle pagine delle riviste maschili, prima che si facessero strada nella disciplina architettonica.[3]

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Benvenuto Futuro 2D. Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro_ parte I

Once Upon a Place_Architecture & Fiction_di Pedro Gadanho e Susana Oliveira, ed_Caleidoscòpio_Lisbona Novembre 2013.JPG

Vorrei riproporvi un articolo di Luis Miguel Lus Arana che ho tradotto tempo fa, che si trova all’interno di Once Upon a Place. Architecture & Fiction, di Pedro Gadanho e Susana Oliveira, ed. Caleidoscòpio, Lisbona Novembre 2013. Il libro è diviso in macro argomenti: Utopie e Distopie, Storie dalla Storia,  Città Narrazioni,  Spazi Letterari, Architettura e Cinema, Visual/Graphic Fictions, Architettura Sci-Fi (qui si trova il saggio di Arana), Progettazione dalla Finzione.

Benvenuto Futuro 2D.

Cinema, Fumetti, e la costruzione trans mediatica della Città del Futuro.

[ALCUNE NOTE RANDOM]

parole chiave: Futuropolis, utopia, prospettiva, mass media.

Quando, tempo fa, mi sono finalmente seduto a scrivere le note per questo articolo, mi sono trovato in una situazione insolita. Solitamente, quando preparo uno di questi pezzi, impiego molto tempo all’inizio, faticando a far rientrare la mia ricerca -spesso diversa- nei parametri dati dal tema principale. Di solito questo processo è tanto doloroso quanto produttivo; innanzitutto perché diventa un’opportunità per rivedere le proprie ossessioni criticamente con occhio esterno, aiutando a contestualizzarle e a vederle nelle giuste dimensioni, e poi porta anche ad un sano esercizio di sintesi che elide tutti gli eccessi masturbatori innati in questi discorsi. Allo stesso tempo, questa richiesta di un pensiero fuori dagli schemi apre nuove eccitanti direzioni per il ricercatore per andare avanti con la ricerca che potrebbe altrimenti volgere ragionevolmente al termine. Però, questo non succede sempre, e ho presto realizzato che dietro al titolo intelligente ho tirato fuori ciò che era realmente alla base della mia ricerca di dottorato dell’ultimo anno.

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PIRANESI / SCHUITEN _ Architettura, Comics e Classicismo _ parte III

IV.IV Piranesi, Escher e la costruzione dell’impossibile.

Prospettiva, visioni e altri temi.

 

“ Piranesi mostra chiaramente che la geometria euclidea non rappresenta per lui l’unica soluzione architettonica. La rottura definitiva dell’artista con le leggi della prospettiva centrale è evidente. Piranesi non solo cambia il punto di fuga del dipinto, ma adotta addirittura vari punti di fuga, causando il collasso letterale dello spazio euclideo.”

Ulya Vogt- Göknil [1]

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L’opera di Piranesi, nonostante la sua singolarità, è strettamente vincolato alle correnti di pensiero che venivano sviluppate nel XVIII secolo. Una nuova visione del mondo empirica e soggettiva stava entrando in conflitto con la “conoscenza oggettiva” e l’idealismo ereditato dal Rinascimento. Con la pubblicazione di “The pleasure of Imagination” (1712), si apriva una nuova porta per il prospettivismo e una concezione primordialmente visiva dell’esperienza e del piacere. L’inavvicinabile, la grande scala acquisivano così una progressiva importanza che culminerà nella reinvenzione del sublime kantiano [2]. Non è sorprendente, forse, che tutti questi concetti appaiano nelle Carceri che sono, letteralmente, “Carceri d’immaginazione”. Nella loro costruzione prospettica, Piranesi applica senza esitazione il metodo di Bibiena della “scena per l’angolo”, probabilmente appreso dalle famiglie di scenografi Valeriani o Zucchi. In questo metodo la sovrapposizione dei vari assi prospettici produce un effetto di dilatazione dello spazio che sovrasta lo spettatore. Le Carceri assorbono lo spettatore ricreando la realtà dell’esperienza prospettica. Quando lo spettatore sposta lo sguardo, la prospettiva cambia con lui. Come in un dipinto cubista, lo spazio interno reagisce all’osservatore, offrendo un punto di vista che cambia in continuazione, così come cambiano le fughe. Lo spazio interno delle Carceri è formato da eventi, da parti – e sguardi– individuali orchestrati in uno schema, che però non si piegano alla sua tirannia, ottenendo come risultato l’apparizione di un movimento e una tensione interna che rispondono a questa lotta tra unità e individualità. Con le parole di Andreas Huyssen, “Piranesi si rifiutò di rappresentare un omogeneo spazio illuminato (illustrato) nel quale alto e basso, dentro e fuori, potessero essere chiaramente distinti. […] massicce e statiche nel proprio involucro, le Carceri suggeriscono anche movimento e transizione, un avanti e indietro, sopra e sotto che sconcerta lo sguardo dell’osservatore.” Però a differenza dei cubisti, Piranesi non fa bandiera di questa discontinuità. Come Escher, Piranesi crea continuità impossibili che producono un effetto inquietante [3]: “[…] lya Vogt-Göknil ha mostrato come spazi tridimensionali si trasformino in piani bidimensionali, come le profondità siano smantellate, e le larghezze si assottiglino[4]. In Schuiten, al contrario, non esiste questa ricerca del paradosso spaziale, della discordanza narrativa o dell’esagerazione scenografica. Schuiten completa il ciclo, riconvertendo in uno spazio geometricamente coerente e stabile lo spazio piranesiano, proveniente dalla distorsione dello spazio euclideo. Schuiten crea, così, una veduta della veduta.

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parallelismi – artisticità – poesia & fumetto

Un breve appunto sulla genesi di questo post e ciò che ne consegue.

Mi sono imbattuta in una breve serie di articoli di Daniele Barbieri (si possono trovare sul suo blog) riguardanti i poetry comics, nei quali analizza la relazione tra la poesia e un certo tipo di fumetto. Ho pensato che fosse un argomento troppo affascinante per non riproporlo!

Il mio vuole essere un modo per trasmettere quello che ho capito leggendo i suoi articoli, più che la proposta dei suoi testi paro paro. Consiglierei comunque di darci una letta perchè:

  1. sono realmente interessanti, ben scritti, da un ottimo conoscitore della materia
  2. magari a me è sfuggito qualche succulento dettaglio che capovolge il senso dell’articolo e apre gli occhi ad una visione meravigliosa di questo tema

Successivamente vorrei capire qualcosa del rapporto poesia/architettura per poi approdare al triancolo poesia/fumetto/architettura. Zan Zan!

Ma bando alle ciancie ed entriamo nel vivo della questione!

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Mas Context:Narrative _Beta Testing Architecture

Yearning for Space with Tom Kaczynski

 

“Structures” series (Detail) Tom Kaczynski

“Structures” series (Detail) Tom Kaczynski

Intervista di Koldo Lus Arana a Tom Kaczynski

Prima di lavorare nel suo studio odierno a Minneapolis, Tom Kaczynski è stato lettore di fantascienza alla scuola di architettura, autore di fumetti, educatore, e, infine, editore di fumetti. Fondatore della casa editrice indie Uncivilized Books, Kaczynski ha immesso sul mercato un flusso costante di fumetti iconoclasti, sia da solo, notevoli i nuovi arrivati, sia con le stelle consacrate della scena alternativa, come David B, James Romberger e Gabrielle Bell. In una conversazione con lui, abbiamo discusso (coperto) del suo nuovo libro, Beta Testing the Apocalypse (Fantagraphics, 2013), dell’influenza di JG Ballard e del fascino della distopia, minicomics, Archigram, dell’architettura e degli architetti come pubblico per i fumetti.

Oh, e il suo background in architettura.

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Mas Context:Narrative _Sensing the Comic’s DNA

Stralci di una Conversazione con François Schuiten

di Mélanie van der Hoorn

Brüsel, 1992 (Detail) François Schuiten and Benoît Peeters

Brüsel, 1992 (Detail) François Schuiten and Benoît Peeters

I fumettisti François Schuiten e Benoît Peeters sono noti per la loro serie Les Cités Obscures , il cui primo albo è stato pubblicata nel 1983. L’ambiente costruito svolge un ruolo importante in ognuno degli album, ma è soprattutto il primo dei quattro (The Great Walls of Samaris (1983), Fever in Urbicand (1985), The Tower (1987) and Brüsel (1992)) che contiene riflessioni sugli effetti dell’architettura.

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Mas Context:Narrative _Amazing Archigram!

Intervista a Sir Peter Cook di Clara Olóriz e Koldo Lus Arana

 “The Metamorphosis of an English Town_Peter Cook


“The Metamorphosis of an English Town_Peter Cook

Quando, nel maggio del 1964, è uscito il quarto numero di Archigram, (noto anche come “Amazing Archigram / Zoom”), è il segnale della spinta finale della rivista Archigram. Grazie all’intervento di entrambi i Peter (Banham e Blake), l’edizione “Zoom” sostiene Archigram in un contesto internazionale, contribuendo a creare la percezione pubblica di Archigram non solo come una rivista, ma anche come un team di architetti con un certo concetto estetico e programma. Con il suo uso audace del fumetto e l’immaginario fantascientifico in generale, divengono anche una presenza immancabile in qualsiasi racconto degli occasionali incontri ravvicinati tra architettura e narrazione grafica, nonché uno stimolo per l’uso di quest’ultimo nellla scena architettonica visionaria degli anni’60 e ’70. Inoltre, ha segnato l’inizio della (in particolare di Peter Cook) storia d’amore di Archigram con la meccanica delle immagini sequenziali, che sarebbero state utilizzate per presentare i successivi progetti.

Nella seguente conversazione, parliamo con Peter Cook di fumetti, del suo uso del racconto, del ruolo di umorismo e fumetti nella narrazione dell’architettura, e perché diamine ci sono un sacco di Jack Kirby, ma nessun Dan Dare di“Space Probe” di Warren Chalk . [1]

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Mas Context:Narrative _edifici e le loro rappresentazioni crollano l’uno sull’altro

Un saggio di Mélanie van der Hoorn

Maison de vair, 2012  Alexandre Doucin

Maison de vair, 2012 Alexandre Doucin

Condurre ricerche sui “fumetti architettonici” è un’attività molto piacevole. In primo luogo, perché la ricchezza e la diversità di questi fumetti è incredibile; e in secondo luogo, perché i loro autori sono generalmente molto disponibili e felici di raccontare diffusamente la loro realizzazione. Il termine “fumetti architettonici” qui si riferisce a storie a fumetti in cui l’architettura svolge un ruolo di primo piano, la maggior parte dei quali sono stati effettuati o commissionati da architetti. In termini di contenuto, il fumetto consente agli architetti di presentare un progetto o un concetto o per esprimere un punto di vista critico. In termini di dimensioni, i fumetti variano da una singola immagine in cui una storia completa è raccontata, a interi libri di 300 pagine e anche di più. Alcuni appaiono come pubblicazioni sul web, altri come libri “veri” o come parte di una mostra. Stilisticamente, possono essere disegnati a mano, renderizzati al computer, costituiti da una serie di fotografie, opere d’arte ad acquerello, o vari altri documenti. Per la maggior parte degli architetti che hanno osato provare un’esperienza con fumetti, una tale escursione al di fuori della loro disciplina significava molto.

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