klaus

Estemporaneo VII

“[…] the world of comics is periodically rediscovered by a discipline hungry for new imagery, and also fascinated by the possibilities of the narration of space: virtual reality, animation… and also graphic narrative, now that comic books have evolved into more palatable scenery of graphic novels.”

Luis Miguel Lus Arana

Luis Miguel Lus Arana,“Welcome 2D Future Cinema, Comics, and the transmediatic construcion of the City of the Future. [Some random notes]”, in Once upon a place. Architecture & Fiction, Editors Pedro Gadanho + Susana Oliveira, Caleidoscòpio Edicao e Artes Gràficas, Lisboa November 2013

PIRANESI / SCHUITEN _ Architettura, Comics e Classicismo _ parte III

IV.IV Piranesi, Escher e la costruzione dell’impossibile.

Prospettiva, visioni e altri temi.

 

“ Piranesi mostra chiaramente che la geometria euclidea non rappresenta per lui l’unica soluzione architettonica. La rottura definitiva dell’artista con le leggi della prospettiva centrale è evidente. Piranesi non solo cambia il punto di fuga del dipinto, ma adotta addirittura vari punti di fuga, causando il collasso letterale dello spazio euclideo.”

Ulya Vogt- Göknil [1]

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L’opera di Piranesi, nonostante la sua singolarità, è strettamente vincolato alle correnti di pensiero che venivano sviluppate nel XVIII secolo. Una nuova visione del mondo empirica e soggettiva stava entrando in conflitto con la “conoscenza oggettiva” e l’idealismo ereditato dal Rinascimento. Con la pubblicazione di “The pleasure of Imagination” (1712), si apriva una nuova porta per il prospettivismo e una concezione primordialmente visiva dell’esperienza e del piacere. L’inavvicinabile, la grande scala acquisivano così una progressiva importanza che culminerà nella reinvenzione del sublime kantiano [2]. Non è sorprendente, forse, che tutti questi concetti appaiano nelle Carceri che sono, letteralmente, “Carceri d’immaginazione”. Nella loro costruzione prospettica, Piranesi applica senza esitazione il metodo di Bibiena della “scena per l’angolo”, probabilmente appreso dalle famiglie di scenografi Valeriani o Zucchi. In questo metodo la sovrapposizione dei vari assi prospettici produce un effetto di dilatazione dello spazio che sovrasta lo spettatore. Le Carceri assorbono lo spettatore ricreando la realtà dell’esperienza prospettica. Quando lo spettatore sposta lo sguardo, la prospettiva cambia con lui. Come in un dipinto cubista, lo spazio interno reagisce all’osservatore, offrendo un punto di vista che cambia in continuazione, così come cambiano le fughe. Lo spazio interno delle Carceri è formato da eventi, da parti – e sguardi– individuali orchestrati in uno schema, che però non si piegano alla sua tirannia, ottenendo come risultato l’apparizione di un movimento e una tensione interna che rispondono a questa lotta tra unità e individualità. Con le parole di Andreas Huyssen, “Piranesi si rifiutò di rappresentare un omogeneo spazio illuminato (illustrato) nel quale alto e basso, dentro e fuori, potessero essere chiaramente distinti. […] massicce e statiche nel proprio involucro, le Carceri suggeriscono anche movimento e transizione, un avanti e indietro, sopra e sotto che sconcerta lo sguardo dell’osservatore.” Però a differenza dei cubisti, Piranesi non fa bandiera di questa discontinuità. Come Escher, Piranesi crea continuità impossibili che producono un effetto inquietante [3]: “[…] lya Vogt-Göknil ha mostrato come spazi tridimensionali si trasformino in piani bidimensionali, come le profondità siano smantellate, e le larghezze si assottiglino[4]. In Schuiten, al contrario, non esiste questa ricerca del paradosso spaziale, della discordanza narrativa o dell’esagerazione scenografica. Schuiten completa il ciclo, riconvertendo in uno spazio geometricamente coerente e stabile lo spazio piranesiano, proveniente dalla distorsione dello spazio euclideo. Schuiten crea, così, una veduta della veduta.

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parallelismi – XV Napoli comicon

Scorrendo il blog di Andrea Alberghini mi sono imbattuta in testo che accompagnava l’esposizione al XV Napoli Comicon (aprile 2013). Essendo il tema dell’evento, il testo tocca molti dei punti che ho analizzato fin ora, aggiungendo alcuni nomi e spunti che sarà il caso di approfondire!

Se definiamo l’architettura come quel dispositivo che permette ai singoli e alla collettività di rappresentarsi in un contesto sociale, il rapporto che questa arte intesse con i linguaggi d’immagine ci appare in tutta la sua evidente e vertiginosa ricchezza.
In particolare il fumetto condivide con l’architettura lo strumento generativo primario: il disegno.
Se è pur vero che il fine ultimo dell’architettura è quello di costruire e trasformare il mondo in un luogo sperabilmente migliore, il disegno di architettura assolve a una funzione altra ma propedeutica, quella di prefigurare il risultato di tale trasformazione traducendone in immagine le aspirazioni ideali, oltre a essere un potente strumento di critica e riflessione teorica.

 

Le Corbusier - Ville contemporaine de trois millions d'habitants (1922)

Le Corbusier, Ville contemporaine de trois millions d’habitants (1922)

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Mas Context:Narrative _Building Stories

Disegni di Chris Ware e testo di Klaus

Pubblicato da Pantheon nel 2012, dopo un decennio di lavoro, Building Stories è un tour de force tecnico sia in termini di narrazione che dell’uso del formato col quale Ware sfida il lettore con una narrazione non-lineare, multi-sfaccettata, raccontata da più punti di vista attraverso una varietà di veicoli diversi. L’oggetto finale, che comprende le parti precedentemente pubblicate in Acme Novelty Library # 18 (2007), The New Yorker, Nest Magazine, Kramers Ergot, The Chicago Reader, Hangar 21 Magazine, McSweeney’s Quarterly Concern, iPad app di McSweeney e The New York Times Magazine, si presenta sotto forma di una scatola (la cui stessa superficie è una parte leggibile) contenente quattordici altri pezzi. Tra questi, il lettore/tuttofare può trovare libri rilegati in tela, giornali, manifesti e flipbook (in tutto, quattro manifesti, tre riviste, due strisce, due opuscoli, uno storyboard a quattro pannelli, di un libro a copertina rigida, e un libro che imita un Little Golden Book), che è sfidato a mettere insieme, con l’aiuto contestabile dei diagrammi stampati nella parte interna della scatola. Building Stories è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno dal New York Times Book Review, Time Magazine, Publisher’s Weekly, Kirkus Reviews, Washington Post, e Entertainment Weekly, un meritato riconoscimento che è anche un po ‘ un fallimento, per un pezzo che non si trova nel libro, un lavoro che si trova in un terreno vago da qualche parte tra gli esperimenti di OuBaPo, le scatole di Joseph Cornell e il Boîte en-valise di Marcel Duchamp.

Klaus

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Primavera

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Estate

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Autunno

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Inverno

Il testo originale qui

Mas Context:Narrative _Introduzione

Nel mese di ottobre dello scorso anno, abbiamo organizzato il nostro secondo MAS Context: evento analogo a quello di Chicago. Un evento di una giornata che ha unito dodici presentazioni, una libreria in loco di Temporary Services e una mostra, caratterizzata dai lavori dell’architetto-grafico romanziere Jimenez Lai e dell’architetto-disegnatore Klaus. Entrambi avevano fatto parte del MAS Context prima, come collaboratori al nostro problema “LIVING” ,nel caso del primo sulla “proprietà” e sulle questioni “comunicazione” nel caso di quest’ultimo. Questa era la prima volta, tuttavia, che il loro lavoro viene esposto nella stessa stanza, mostrando i diversi modi in cui essi usano narrativa e disegno sia come modo di concettualizzare la forma architettonica e lo spazio, o come strumento per riflettere/ criticare / fare satira sulla professione e la disciplina. Jimenez Lai, che l’anno scorso ha pubblicato una raccolta dei suoi racconti a fumetti nella graphic novel Citizens of No Place (Princeton Architectural Press, 2012), forse incarna l’uso del fumetto come strumento di ricerca architettonica. Così, Lai gioca nelle sue storie con la spazialità ambigua prodotto nella fusione di un piatto, disegno lineare, e lo spazio “multicadre” (spazio multiplo) della pagina del fumetto, al fine di esplorare le nozioni di interiorità ed esteriorità. E, ancora più interessante, egli integra la sua produzione di storie -disegnate con uno stile a metà tra la dinamica stilizzazione dei manga giapponesi e la schematica astrazione di Chris Ware- senza soluzione di continuità all’interno del suo studio di architettura, dove possiamo trovare diverse concretizzazioni del suo mondo immaginario. Klaus, invece, si trova più vicino alla tradizione degli antichi cartoni animati editoriali, gioendo dell’utilizzo anacronistico di un vecchio stile della scuola franco-belga (in particolare, lo stile École de Marcinelle, personificato da André Franquin), che corrisponde in qualche modo con la natura elusiva delle sue vignette. Spesso sotto forma di barzellette, giocano sulla satira sia sulle ultime notizie di architettura, sia sugli aspetti più remoti della storia della disciplina. Così, il lavoro di Klaus appartiene al nuovo aumento della satira architettonica, che dimostra la forza dello humor come strumento per i ragionamenti più complessi sulla realtà, e, quindi, sull’architettura. Sia Klaus e Jimenez Lai ritraggono, alla fine, i prodotti fecondi della narrazione architettonica, fiction e caricatura, elementi situati nella periferia di una disciplina che si sta reinventando. Durante l’organizzazione della mostra “Architectural Narratives”, balzò alla mente la possibilità di proseguire l’esplorazione del rapporto tra narrativa e architettura come un problema pieno di spunti, e la nostra collaborazione annuale con un guest editor per il nostro numero invernale si presenta come un’occasione perfetta.

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Mas Context: Narrative

Durante le mie ricerche mi sono imbattuta più volte in questo numero di Mas Context, dopo due o tre volte ho deciso di scaricarlo (gratuitamente dal sito), ma è rimasto lì, solitario non-letto sul mio desktop.

Il perchè è semplice, fatico a leggere in inglese, ricordo con meno precisione ciò che leggo e rimango spesso con la sensazione di non aver compreso appieno le sfaccettature rese magari dalla scelta di alcune parole piuttosto che altre.

Però oltre a ritrovarmelo ovunque, ora anche i vari personaggi con cui sono in contatto me ne consigliano la lettura, ultimo tra questi Klaus, e allora mi sono detta “si, facciamolo”.

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parallelismi – comunicazione parte ii

Giunti alla conclusione  che sia architettura che fumetti riflettono criticamente la realtà, possiamo notare come, allo stesso tempo, sempre più il fumetto rifletta sull’architettura e sulla città, rendendole vere e proprie protagoniste. Parallelamente l’architettura cerca di comunicarsi sempre più frequentemente in modo chiaro e diretto, accessibile, avvalendosi dei codici comunicativi del fumetto.

Per gli esempi mi rifarò in particolar modo a quelli riportati in Goodbye Topolinia e in Bricks & Balloon

In Batman. Death By Design possiamo leggere

“La crème de la crème di Gotham è alta in cielo, stanotte, all’inaugurazione di quello che è stato definito il nightclub più elegante del mondo, il Ceiling. E che vista, lì dove i padroni della città danzano e cenano in aria. L’architetto Kem Roomhaus lo descrive come un progetto molto semplice portato al suo estremo, creando una nuova corrente di architettura denominata mini-massimalismo”

…una splendida (forse ironica?) ripresa dell’idea Koolhaassiana di Bigness. La percezione che ne deriva è di un’architettura estranea alle persone, alle reali esigenze, concentrata su se stessa. Una maggiore veridicità è data dai due eventi che guidano il fumetto (la demolizione della Wayne Central Station e il crollo di una gru dalla cime di un grattacielo) che si rifanno esplicitamente ad altrettanti eventi realmente accaduti (la demolizione della Pennsylvania Station nel 1963 e il crollo di una gru a Manhattan nel 2008). Il fumetto diviene quindi poratore di una critica forte e reale sui processi attuali di costruzione e demolizione nelle città.029-30061-62 015

Emblematico esempio di architettura che si fa personaggio in un fumetto, è Building Stories di Chris Ware. La protagonista vera e propria è la storia della vita di una donna senza una gamba, ed è mostrata attraverso le case che abita prima nel centro poi in un sobborgo di Chicago, sono direttamente gli edifici a raccontare le vicende dei loro abitanti prendendo parola e narrando gli accadimenti.

 

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In Asterios Polyp invece è l’Architettura la protagonista della storia, Asterios è un architetto, più che altro un insegnante e in un certo senso insegna anche attraverso il fumetto.  I suoi drammi sono i drammi di molti architetti ed alcuni sono veri e propri richiami a personaggi realmente vissuti (ad esempio l’incendio dell’appartamento di Asterios richiama l’incendio di Taliesin).Asterios Polyp 001 (117)Asterios Polyp 001 (121)Asterios Polyp 001 (040)Asterios Polyp 001 (037)Asterios Polyp 001 (015)

Katsuhiro Otomo in Domu svolge l’intera storia all’interno di un edificio, una gabbia in cemento armato che rispecchia i limiti mentali degli adulti in contrapposti alla mente dei bambini, capaci di giocare, socializzare, sognare anche in un contesto urbano complicato,  alienante ed opprimente. Non a caso l’edificio finirà per essere cancellato, distrutto.

domu sogni di bambini domu sogni di bambini domu sogni di bambini domu sogni di bambiniPer quanto solo di sfondo, in La Casa dell’Impiccato su Jan Dix, l’architettura viene raccontata al grande pubblico (ignaro) e fatta conoscere nel suo funzionamento. E il lettore effettivamente segue le vicende del mercante d’arte protagonista all’interno di quest’abitazione fatta di pilotis, finestre a nastro, tetto giardino, pur non sapendolo impara a conoscere passivamente quell’icona del Movimento Moderno che è Ville Savoye di Le Corbusier.

Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccato Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccato Jan Dix n. 10 la casa dell'impiccatoEsempio della possibilità che dà il fumetto di “criticare”con leggerezza è Klaus che nel suo blog affronta con l’ironia dei suoi disegni i temi (seri) dell’architettura contemporanea e le sue risposte. Oltre alla critica si occupa della ricerca delle analogie tra le architetture delle archistar e quelle dei fumettisti, come la Casa da Musica a Oporto di Oma (1999-2005) e la struttura di Metabunker di Jodorowsky e Moebius (anni ’80).

Casa da Musica OMA

Casa da Musica OMA

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Metabunker

Come reagire a questa palpabile somiglianza?

Con assoluta calma.

In parte vi è un fenomeno di “profezia che si autovvera“, vengono disegnate delle forme appartenenti al futuro in quanto non realizzabili nell’immediato cha vanno a divenire parte dell’immaginario comune così da venire in qualche modo realizzate nel “futuro”. E’ anche vero che:

Il confine tra la progettazione di oggetti immaginari, funzionali al racconto, e la progettazione di oggetti reali, pensati per la costruzione, è davvero sottile. La progettazione, qualunque sia il suo scopo, creare mondi immaginari o creare mondi reali, si muove sempre con le stesse regole ed è sempre anticipatrice di cose che ancora non si hanno” da Goodbye Topolinia

e siccome c’è tanta carne al fuoco, rimando a domani la parte riguardante gli architetti che si avvalgono dei fumetti!